07/11/2008

Iside e Gasperino



Al Morro abbiamo pochi amici.
Ma pessimi.
Ad esempio c’è Deca, uno dei primi ragazzi del posto che abbiamo conosciuto.
Avrà 27 o 28 anni e, pur essendo nero, i suoi capelli ricci degradano verso un biondo dorato tirato fuori a forza dall’abuso di mare, sale e, presumibilmente, acqua ossigenata.
Deca è sposato con una ragazza dolcissima di origine giapponese ma tanto brasiliana che, trasferitasi a Kyoto per studiare, a momenti impazzisce se non si sbrigano


a riportarla sulle spiagge di Bahia.
(a proposito: da queste parti sposato è chi dorme sotto lo stesso tetto, “enamorados” tutti gli altri, bando alle ipocrisie ed ai titoli formali!)
Insieme lavorano all’inizio della quarta praia dove, accanto ad un bellissimo e lussuoso resort affacciato sulle piscine naturali create dai coralli e dalle maree, affittano maschere per lo snorkeling e vendono portabottiglie a tracolla, fatti all’uncinetto da lei.
Le attività di famiglia si svolgono all’ombra di una capanna un metro per due, recentemente costruita in bambù e foglie di palma dal nostro amico, armato di macete e della sua proverbiale flemma e allegria!
Ora questo bravo ragazzo, l’altra notte, non ha potuto far altro che scovare me e Giancarla mentre, in una notte umida e ventosa, facevamo quattro passi nascosti nel buio della primera praia nell’attesa di recarci a cena…
l’arrivo inaspettato di Deca non ci ha colti di sorpresa in quanto ci è stato anticipato da un assordante polifonia di gridolini, provenienti da uno scatolone che, coprendo la persona che lo sosteneva tra le braccia, ne lasciava scorgere unicamente il sorriso luminoso, di chi sa già di aver trovato o, meglio, di essere stato portato, dal destino, ad incrociare le persone giuste al momento giusto.
Giunti alla luce di una lampada generosamente lasciata accesa da una pousada nei pressi, abbiamo potuto ammirare il contenuto dello scatolone ed il prezioso carico che qualcuno aveva pensato bene di adagiare all’interno di un cesto della spazzatura: una bela cucciolata di mostriciattoli urlanti ed affamati!
Nonostante cercassi di ostentare, non so poi perché, un certo distacco come a dire “ eh…sarebbe bello poterne prendere uno..peccato che….”, è apparso da subito evidente che un paio di quei Gremilins rinseccoliti e semiciechi avrebbe finito per allietare i nostri giorni brasiliani!
Ne abbiamo tirati su due quasi a caso: abbiamo infilato sotto le nostre magliette, per ripararli dal vento, praticamente i primi due sgorbi che hanno in qualche modo, attirato la nostra attenzione!Persino Giancarla, che può impiegare giorni per scegliere cosa ordinare al ristorante o cosa indossare per andarci a mangiare, ha tirato fuori dal cilindro lo scheletrino in un battito di ciglia!!!
Sempre il caso ha voluto che io abbia pescato una femminuccia mentre Giancarla si sia accollata un maschietto, come confermatoci da una procace ragazza locale che, evidentemente esperta, a seguito di una rapida scandagliata, ha potuto illuminarci circa i rispettivi apparati genitali.
Naturalmente la mia onesta compagna ed il fidato amico, non so quanto per malizia e quanto per ignoranza, hanno dolosamente omesso di avvertirmi, al momento dell’adozione, circa le necessità minime di un gatto con pochi giorni di vita.
Tant’è che ci sono rimasto un po’male quando Giancarla ha accennato al fatto
che, circa ogni tre ore (del giorno e della notte!) avremmo dovuto accudire i vampirelli e nutrirli con un pezzetto di stoffa intriso di latte fino al raggiungimento dello svezzamento…
Poco dopo, tuttavia, mi sono trovato a cullare un sacchetto di pulci che peserà 100 grammi da bagnato, con la pancia gonfia e la testolina collassata sul palmo della mano, la qual cosa mi ha rimesso in pace perfino con il sonno accumulato in questi mesi di frenetica vita verdeoro.
Naturalmente è subito partito il totonome: dopo aspro dibattito circa l’opportunità di affibbiare ai trovatelli gli altisonanti nomi appartenuti a noti personaggi mitologici, il fatto che nessuno dei due si ricordasse, ancorchè vagamente, le vicende riguardanti gli epici titolari dei nomi ci ha fatto desistere e optare per qualcosa di più vicino alle nostre origini.
Mi sa che ci abbiamo azzeccato tant’è che, seppure ancora mezzi ciechi, Gasperino e ‘a sora Iside sembrano riconoscere i rispettivi appellativi e gli epiteti oltraggiosi che spesso e volentieri ne accompagnano la declamazione…
Gasperino è un pizzico più tranquillo, Iside, specializzata in evasioni, non ha pace.
Noi tentiamo di farli star buoni a forza di somministrare latte a mezzo siringa e a furia di coccole, con risultati purtroppo non corrispondenti alle nostre aspettative….
e allora dai a piangere e miagolare fino alla successiva ra
zione di cibo, anche soprattutto a notte fonda!
E insomma eccoci qua, la famiglia si allarga e la pousada si arricchisce di altri personaggi, stavolta animali….
Ora scusateci ma vi lasciamo,
dobbiamo allattare!
A presto,
Enrico e Giancarla


P.S.:
non è che vada tutto rose e fiori, sia ben chiaro!Siamo stanchi morti,i miei vestiti odorano di latte acido e piscio di gatto,
probabilmente abbiamo anche le pulci e,
dulcis in fundo,
Giancarla mi guarda e scuote il capo in segno di continua disapprovazione circa il modo in cui affronto queste nuove responsabilità!
Nonostante tutto!

Iside e Gasperino



Al Morro abbiamo pochi amici.
Ma pessimi.
Ad esempio c’è Deca, uno dei primi ragazzi del posto che abbiamo conosciuto.
Avrà 27 o 28 anni e, pur essendo nero, i suoi capelli ricci degradano verso un biondo dorato tirato fuori a forza dall’abuso di mare, sale e, presumibilmente, acqua ossigenata.
Deca è sposato con una ragazza dolcissima di origine giapponese ma tanto brasiliana che, trasferitasi a Kyoto per studiare, a momenti impazzisce se non si sbrigano


a riportarla sulle spiagge di Bahia.
(a proposito: da queste parti sposato è chi dorme sotto lo stesso tetto, “enamorados” tutti gli altri, bando alle ipocrisie ed ai titoli formali!)
Insieme lavorano all’inizio della quarta praia dove, accanto ad un bellissimo e lussuoso resort affacciato sulle piscine naturali create dai coralli e dalle maree, affittano maschere per lo snorkeling e vendono portabottiglie a tracolla, fatti all’uncinetto da lei.
Le attività di famiglia si svolgono all’ombra di una capanna un metro per due, recentemente costruita in bambù e foglie di palma dal nostro amico, armato di macete e della sua proverbiale flemma e allegria!
Ora questo bravo ragazzo, l’altra notte, non ha potuto far altro che scovare me e Giancarla mentre, in una notte umida e ventosa, facevamo quattro passi nascosti nel buio della primera praia nell’attesa di recarci a cena…
l’arrivo inaspettato di Deca non ci ha colti di sorpresa in quanto ci è stato anticipato da un assordante polifonia di gridolini, provenienti da uno scatolone che, coprendo la persona che lo sosteneva tra le braccia, ne lasciava scorgere unicamente il sorriso luminoso, di chi sa già di aver trovato o, meglio, di essere stato portato, dal destino, ad incrociare le persone giuste al momento giusto.
Giunti alla luce di una lampada generosamente lasciata accesa da una pousada nei pressi, abbiamo potuto ammirare il contenuto dello scatolone ed il prezioso carico che qualcuno aveva pensato bene di adagiare all’interno di un cesto della spazzatura: una bela cucciolata di mostriciattoli urlanti ed affamati!
Nonostante cercassi di ostentare, non so poi perché, un certo distacco come a dire “ eh…sarebbe bello poterne prendere uno..peccato che….”, è apparso da subito evidente che un paio di quei Gremilins rinseccoliti e semiciechi avrebbe finito per allietare i nostri giorni brasiliani!
Ne abbiamo tirati su due quasi a caso: abbiamo infilato sotto le nostre magliette, per ripararli dal vento, praticamente i primi due sgorbi che hanno in qualche modo, attirato la nostra attenzione!Persino Giancarla, che può impiegare giorni per scegliere cosa ordinare al ristorante o cosa indossare per andarci a mangiare, ha tirato fuori dal cilindro lo scheletrino in un battito di ciglia!!!
Sempre il caso ha voluto che io abbia pescato una femminuccia mentre Giancarla si sia accollata un maschietto, come confermatoci da una procace ragazza locale che, evidentemente esperta, a seguito di una rapida scandagliata, ha potuto illuminarci circa i rispettivi apparati genitali.
Naturalmente la mia onesta compagna ed il fidato amico, non so quanto per malizia e quanto per ignoranza, hanno dolosamente omesso di avvertirmi, al momento dell’adozione, circa le necessità minime di un gatto con pochi giorni di vita.
Tant’è che ci sono rimasto un po’male quando Giancarla ha accennato al fatto
che, circa ogni tre ore (del giorno e della notte!) avremmo dovuto accudire i vampirelli e nutrirli con un pezzetto di stoffa intriso di latte fino al raggiungimento dello svezzamento…
Poco dopo, tuttavia, mi sono trovato a cullare un sacchetto di pulci che peserà 100 grammi da bagnato, con la pancia gonfia e la testolina collassata sul palmo della mano, la qual cosa mi ha rimesso in pace perfino con il sonno accumulato in questi mesi di frenetica vita verdeoro.
Naturalmente è subito partito il totonome: dopo aspro dibattito circa l’opportunità di affibbiare ai trovatelli gli altisonanti nomi appartenuti a noti personaggi mitologici, il fatto che nessuno dei due si ricordasse, ancorchè vagamente, le vicende riguardanti gli epici titolari dei nomi ci ha fatto desistere e optare per qualcosa di più vicino alle nostre origini.
Mi sa che ci abbiamo azzeccato tant’è che, seppure ancora mezzi ciechi, Gasperino e ‘a sora Iside sembrano riconoscere i rispettivi appellativi e gli epiteti oltraggiosi che spesso e volentieri ne accompagnano la declamazione…
Gasperino è un pizzico più tranquillo, Iside, specializzata in evasioni, non ha pace.
Noi tentiamo di farli star buoni a forza di somministrare latte a mezzo siringa e a furia di coccole, con risultati purtroppo non corrispondenti alle nostre aspettative….
e allora dai a piangere e miagolare fino alla successiva ra
zione di cibo, anche soprattutto a notte fonda!
E insomma eccoci qua, la famiglia si allarga e la pousada si arricchisce di altri personaggi, stavolta animali….
Ora scusateci ma vi lasciamo,
dobbiamo allattare!
A presto,
Enrico e Giancarla


P.S.:
non è che vada tutto rose e fiori, sia ben chiaro!Siamo stanchi morti,i miei vestiti odorano di latte acido e piscio di gatto,
probabilmente abbiamo anche le pulci e,
dulcis in fundo,
Giancarla mi guarda e scuote il capo in segno di continua disapprovazione circa il modo in cui affronto queste nuove responsabilità!
Nonostante tutto!

16/10/2008

17 ottobre


17 ottobre, mezzanotte e venti al Morro De Sao Paulo, isoletta tropicale a 60 miglia da Salvador De Bahia.
Ci eravamo lasciati sulle note distorte della situazione italiana e della sensazione che si ha da quaggiù…
Sarà che in queste ultime settimane io e Giancarla, divenuti ormai parte di questa comunità brasiliana, volenti o nolenti ci siamo trovati a fare i conti con la nuova vita e con i suoi effetti su di noi.
E prendersela con l’Italia, obiettivamente, è più facile….!
Ma un grande poeta, Pablo Neruda, diceva che “l’importante non è nascere, ma rinascere!”
Ecco, qui abbiamo la fortuna di poterci permettere di rinascere ogni giorno, decidendo di essere, magari, differenti rispetto al giorno prima!
Di trovare un pretesto per coltivare una qualche parte migliore di noi stessi!
E su questo ci fa sponda il flusso di personaggi che si affacciano alla nostra locanda assolata!
Oggi, ad esempio, nonostante una guida ubriacona ci abbia fatto scappare una coppia di norvegesi che aveva pure prenotato, la nostra vita lavorativa ed anche sociale si è arricchita di un insegnante di Yoga cinquantenne, di Washington D.C. (come dice lui);
di una trentacinquenne biondina inglese che tempesta di domande Giancarla, costringendola a sforzi immani di improvvisazione anglofona/anglofoba;
di un paffuto e sorridente giovanotto brasiliano (credo “Paulista”…) in ferie!
Con loro due esili ragazzette argentine, in giro con lo zaino in spalla.
Domani chissà!?
Un buon materiale umano su cui curiosare, scambiandosi impressioni e sparando ipotesi circa i nostri sorridenti visitatori.
E’ un sensazione strana e finanche struggente quella di conoscere delle persone differentissime da te, abituarti alla loro quotidiana presenza e poi sentirti dire che da li a poco fanno il check out, e insomma ripartono; ti ridanno le chiavi, gli asciugamani, e chissà quando e se ci si rivede!
Non capita tutti i giorni ma spesso! Ed è una emozione grande, ogni volta.
E poi ci sono le persone care che ti vengono a trovare, come mamma Elmuccia, appena ripartita alla volta di casa dopo una breve ma intensa permanenza presso i nostri confortevoli alloggi.
Credo che il posto le sia piaciuto e che ora comprenda appieno la nostra felicità,
certo è che il Morro non ha dato proprio il meglio di sé, in questi 10 giorni….
Troppi imprevisti e grigie piogge hanno offuscato le virtù di questo remoto avamposto…..
non abbastanza, per fortuna, da impedire di apprezzarne la vera natura che tanto lo rende speciale.
Paradossalmente, anzi, quanti vi trascorrono una permanenza segnata dal maltempo e da alcune disavventure son proprio coloro che, in una forma o in un’altra, più ne serbano l’affetto.
Noi, comunque, aspettiamo domani per un altro giorno di sole e di lavoro;
e per chiudere la giornata con l’ultimo allenamento settimanale di capoeira….!!!
E poi c’è la notte dell’isola che pure non ci vede spesso protagonisti…
ma che stavolta, magari…..!
Vabbè,
comunque sia si è fatta l’ora di riabbracciare il letto e Giancarla che vi è sprofondata.
Sospinti dall’eco lontana dei canti e delle danze che si susseguiranno fino alla mattina e che, dalla spiaggia ove si tengono, giungono fino alle nostre parti, vi stringiamo in un caldo abbraccio tropicale e, a quanti ne avranno piacere, mandiamo il nostro affettuoso invito a quando vorranno volgere un pensiero a noi ed a questi luoghi.
Buonanotte,
E.

P.s.: benvenuto Filippo!

17 ottobre


17 ottobre, mezzanotte e venti al Morro De Sao Paulo, isoletta tropicale a 60 miglia da Salvador De Bahia.
Ci eravamo lasciati sulle note distorte della situazione italiana e della sensazione che si ha da quaggiù…
Sarà che in queste ultime settimane io e Giancarla, divenuti ormai parte di questa comunità brasiliana, volenti o nolenti ci siamo trovati a fare i conti con la nuova vita e con i suoi effetti su di noi.
E prendersela con l’Italia, obiettivamente, è più facile….!
Ma un grande poeta, Pablo Neruda, diceva che “l’importante non è nascere, ma rinascere!”
Ecco, qui abbiamo la fortuna di poterci permettere di rinascere ogni giorno, decidendo di essere, magari, differenti rispetto al giorno prima!
Di trovare un pretesto per coltivare una qualche parte migliore di noi stessi!
E su questo ci fa sponda il flusso di personaggi che si affacciano alla nostra locanda assolata!
Oggi, ad esempio, nonostante una guida ubriacona ci abbia fatto scappare una coppia di norvegesi che aveva pure prenotato, la nostra vita lavorativa ed anche sociale si è arricchita di un insegnante di Yoga cinquantenne, di Washington D.C. (come dice lui);
di una trentacinquenne biondina inglese che tempesta di domande Giancarla, costringendola a sforzi immani di improvvisazione anglofona/anglofoba;
di un paffuto e sorridente giovanotto brasiliano (credo “Paulista”…) in ferie!
Con loro due esili ragazzette argentine, in giro con lo zaino in spalla.
Domani chissà!?
Un buon materiale umano su cui curiosare, scambiandosi impressioni e sparando ipotesi circa i nostri sorridenti visitatori.
E’ un sensazione strana e finanche struggente quella di conoscere delle persone differentissime da te, abituarti alla loro quotidiana presenza e poi sentirti dire che da li a poco fanno il check out, e insomma ripartono; ti ridanno le chiavi, gli asciugamani, e chissà quando e se ci si rivede!
Non capita tutti i giorni ma spesso! Ed è una emozione grande, ogni volta.
E poi ci sono le persone care che ti vengono a trovare, come mamma Elmuccia, appena ripartita alla volta di casa dopo una breve ma intensa permanenza presso i nostri confortevoli alloggi.
Credo che il posto le sia piaciuto e che ora comprenda appieno la nostra felicità,
certo è che il Morro non ha dato proprio il meglio di sé, in questi 10 giorni….
Troppi imprevisti e grigie piogge hanno offuscato le virtù di questo remoto avamposto…..
non abbastanza, per fortuna, da impedire di apprezzarne la vera natura che tanto lo rende speciale.
Paradossalmente, anzi, quanti vi trascorrono una permanenza segnata dal maltempo e da alcune disavventure son proprio coloro che, in una forma o in un’altra, più ne serbano l’affetto.
Noi, comunque, aspettiamo domani per un altro giorno di sole e di lavoro;
e per chiudere la giornata con l’ultimo allenamento settimanale di capoeira….!!!
E poi c’è la notte dell’isola che pure non ci vede spesso protagonisti…
ma che stavolta, magari…..!
Vabbè,
comunque sia si è fatta l’ora di riabbracciare il letto e Giancarla che vi è sprofondata.
Sospinti dall’eco lontana dei canti e delle danze che si susseguiranno fino alla mattina e che, dalla spiaggia ove si tengono, giungono fino alle nostre parti, vi stringiamo in un caldo abbraccio tropicale e, a quanti ne avranno piacere, mandiamo il nostro affettuoso invito a quando vorranno volgere un pensiero a noi ed a questi luoghi.
Buonanotte,
E.

P.s.: benvenuto Filippo!

12/10/2008

Un po’ di sana meditazione……..!


Tempi duri, almeno dalle parti di casa…
E se qui non scriviamo molto è perché abbiamo tante cose da fare e poco tempo, ma anche perché ti passa la voglia di raccontare alle persone a cui vuoi bene che qui si sta da dio, che tutto va alla grande, etc… mentre in Italia si sprofonda in una crisi (prima di tutto culturale ed emotiva) senza precedenti…
Qui nulla è facile, sia ben chiaro!
In questo piccolo paradiso abbiamo comunque iniziato a fare un lavoro totalmente nuovo, in una lingua che non conosciamo, lottando con una concorrenza spietata da parte di persone che invece sono da tempo inseritissime nel mercato turistico, circondati di altri che, per il solo fatto di essere europei, ci considerano come galline dalle uova d’oro a cui cercare di spillare il possibile…
Insomma non è una passeggiata e vivendo di turismo (brasiliano ma soprattutto europeo e statunitense) anche noi soffriamo le contrazioni economiche che si stanno verificando a livello mondiale, da cui, peraltro, questo paese è tutt’altro che immune.
Il punto è che ce ne siamo andati già consci di tutto ciò, ma ancor più spaventati dalla prospettiva di restare in un paese, l’Italia, affetto da una depressione dilagante, a nostro avviso generata dal senso di impotenza che oramai affligge la maggior parte delle teste pensanti di nostra conoscenza.
Perché, è la nostra sensazione, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei e non solo, il distacco tra la vita ed i bisogni reali dei nostri consimili, rispetto a quanto ci raccontano ed alle decisioni che vengono assunte in nostro nome, è divenuto abissale!
Anche se forse è stato sempre così, mai come oggi sentiamo di non essere rappresentati da NESSUNO, abbiamo la certezza che chi ci comanda, a tutti i livelli, non fa i nostri interessi e non si preoccupa del benessere della comunità, ma risponde unicamente a finalità di conservazione dell’una o dell’altra casta di riferimento.
Questa infezione, che scardina le difese immunitarie di qualsiasi congiunto sociale, è endemica: la capacità di arruolare nuove leve, tra quanti fino a ieri dicevano di non tollerare questo stato di cose, è tale da aver consentito che questo orrore sia penetrato in ogni anfratto della moderna esistenza.
la garanzia (che poi il più delle volte è semplicemente una illusione) riguardo al fatto che il tutelare gli interessi della propria parrocchietta con i metodi più disonesti, possa perpetuare situazioni di vantaggio e privilegio nei confronti della massa,
ha determinato una frattura enorme tra chi vive (o vorrebbe vivere) una vita normale fatta di lavoro, famiglia, giusti sacrifici e meritati riposi, e quanti, invece, svenderebbero la madre ai beduini, figurarsi i propri principi, pur di continuare a far parte di quella collettività ristretta la cui esistenza, perpetrata per mezzo dell’omertà, della cooptazione, della corruzione, consente a costoro di vivere al di sopra di quanto impegno e capacità effettive gli permetterebbero.
Tutto questo lo sapevamo: che l’Italia non sia mai riuscita a staccarsi da una mentalità feudale dove il ruolo del signorotto è ricoperto, a seconda dei casi, dalla mezza tacca calatasi in politica, dall’uomo d’ordine, dal prelato affarista,
non è una novità.
Ma allora ci si chiede come mai questa mentalità mafiosa sia penetrata tanto a fondo che, oramai, anche quando andiamo ad una riunione di condominio abbiamo la sensazione che di quindici presenti, ce ne siano sempre tre o quattro che la sanno lunga e che, in un modo o nell’altro faranno ricadere sugli altri gli oneri svaligiando questo semplice quanto inevitabile consesso di eventuali onori.
Ai sociologi ed agli storici una risposta che abbia la pretesa di spiegare compiutamente l’accaduto; agli indovini l’azzardo di indicare a cosa tutto questo ci porterà!
Ma la sensazione è che, in principio, abbiano fatto di tutto per distrarci, per convincerci che l’importante, per vivere bene, fosse avere, possedere, utilizzare e potersi permettere di gettare;
una volta, poi, che questa forma di raggiro è entrata nelle nostre menti, mediante una apparente distribuzione di benessere che assolutamente non ci potevamo permettere,
si è arrivati al punto in cui è chiaro a tutti come questo psicofarmaco collettivo, che ci ha confinati laddove non si riesce più ad intravedere ciò che realmente desideriamo e che è nostro diritto ottenere (cioè il bene COMUNE), non può essere somministrato oltre:
soprattutto perché da stato predatore siamo oramai divenuti stato quotidianamente depredato.
Ed allora entra in gioco la PAURA:
fare paura a tutti perché, portandoci a pensare che il nostro vicino, che chi non fa parte del nostro stesso gruppo di interessi, che il diverso rappresenti il pericolo da rifuggire, ci privano della nostra unica speranza.
Spezzando il sottile filo della solidarietà, precludendo alle genti il privilegio di poter ascoltare chi ha già imparato la lezione o, più spesso, possiede ancora una semplicità ed una purezza che gli fa rigettare questa isteria collettiva,
contribuisce al protrarsi dei privilegi appannaggio delle categorie che questa PAURA contribuiscono ad alimentare e diffondere.
E a nostro modesto avviso gli untori non sono solo quanti, in barba a nostro diritto di sapere ed essere informati, detengono il controllo dell’istruzione o della propaganda;
il danno forse più grave è operato da parte di quanti (tanti) perpetuano questi metodi al fine di conservare un piccolo, minuscolo vantaggio rispetto ai propri consimili, avvelenano i pozzi con comportamenti siffatti, facendo finta di non sapere che il costo del bicchiere d’acqua fraudolentemente estratto comporta il progressivo pregiudizio della falda che, domani, avrebbe dovuto dissetare tutti, avvelenatore incluso.
Ma la paura è tale che il singolo uomo, cui sia data l’opportunità di saltare la fila, di sottrarre la propria spalla al peso del giogo collettivo, non se ne cura, tanto è assillato dall’ansia di dover rinunciare, lui e di suoi cari, a qualcuno degli ammennicoli e delle tante stupidaggini il cui possesso lo illude di poter riempire vuoti molto più ampi.
Forse la nostra più grande fortuna, in questo momento, non è quella di vivere su di una bella spiaggia, di vedere la pousada che lavora bene, di frequentare gente allegra e spensierata in quanto in vacanza: la nostra più grande fortuna è quella di aver ritrovato la fiducia, di aver avuto la prova che, con tutte le difficoltà del caso (che,lo ripetiamo, non sono né poche né da poco), dandosi da fare e, quali che siano i quotidiani segni di senso contrario, riponendo fiducia nel proprio prossimo, si può riacquistare la serenità e scacciare la paura.
Basta guardare alle cose per come le sentiamo: e allora apparirà evidente che spesso chi ha più di noi (e magari lo ha ottenuto in maniera fraudolenta) vive nel terrore che ciò gli venga a propria volta sottratto; che il rinunciare a sedere ad un qualche tavolo ci consente di andare a letto sereni; che chi, invece, calpesta gli altri pur di soddisfare questa ansia di fuga dalla propria misera realtà, non sta meglio e non va invidiato, ha semplicemente rinnovato la propria polizza di fedeltà all’essere infelice e solo.
Quando ne saremo capaci sapremo anche sbugiardare i nostri quotidiani sopraffattori, con poche parole e con le convinzioni della nostra serenità urleremo che il re è nudo e che chi, con questo comportamento stupido oltre che inutile, scava la fossa in cui oggi sprofonda la collettività, merita unicamente la nostra indignazione ed il discredito sociale che ne deriva, unico vero deterrente al compimento di qualsiasi nefandezza, di valenza penale come etica.
Resistete e unitevi,
non ascoltate le sciocchezze con cui ci bombarda la propaganda e, soprattutto,
non abbiate paura:
fareste il loro gioco.
Un abbraccio a tutti,
in particolar modo a quanti,
per colpa di questo meccanismo bastardo e sanguisuga,
si vedono privati del proprio lavoro o vedono salire il prezzo del loro mutuo;
a quanti, come la nostra cara amica Lindaura ed i suoi figli, rischiano di pagare il prezzo di questo terrore collettivo a causa del color ebano della propria pelle;
a quanti, come i nostri amici vicentini Andrea e Sabrina, viene negata a suon di manganellate la possibilità di decidere sul futuro della propria comunità o anche solo di esprimere una opinione al riguardo.
Non abbiate paura.
E.

Un po’ di sana meditazione……..!


Tempi duri, almeno dalle parti di casa…
E se qui non scriviamo molto è perché abbiamo tante cose da fare e poco tempo, ma anche perché ti passa la voglia di raccontare alle persone a cui vuoi bene che qui si sta da dio, che tutto va alla grande, etc… mentre in Italia si sprofonda in una crisi (prima di tutto culturale ed emotiva) senza precedenti…
Qui nulla è facile, sia ben chiaro!
In questo piccolo paradiso abbiamo comunque iniziato a fare un lavoro totalmente nuovo, in una lingua che non conosciamo, lottando con una concorrenza spietata da parte di persone che invece sono da tempo inseritissime nel mercato turistico, circondati di altri che, per il solo fatto di essere europei, ci considerano come galline dalle uova d’oro a cui cercare di spillare il possibile…
Insomma non è una passeggiata e vivendo di turismo (brasiliano ma soprattutto europeo e statunitense) anche noi soffriamo le contrazioni economiche che si stanno verificando a livello mondiale, da cui, peraltro, questo paese è tutt’altro che immune.
Il punto è che ce ne siamo andati già consci di tutto ciò, ma ancor più spaventati dalla prospettiva di restare in un paese, l’Italia, affetto da una depressione dilagante, a nostro avviso generata dal senso di impotenza che oramai affligge la maggior parte delle teste pensanti di nostra conoscenza.
Perché, è la nostra sensazione, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei e non solo, il distacco tra la vita ed i bisogni reali dei nostri consimili, rispetto a quanto ci raccontano ed alle decisioni che vengono assunte in nostro nome, è divenuto abissale!
Anche se forse è stato sempre così, mai come oggi sentiamo di non essere rappresentati da NESSUNO, abbiamo la certezza che chi ci comanda, a tutti i livelli, non fa i nostri interessi e non si preoccupa del benessere della comunità, ma risponde unicamente a finalità di conservazione dell’una o dell’altra casta di riferimento.
Questa infezione, che scardina le difese immunitarie di qualsiasi congiunto sociale, è endemica: la capacità di arruolare nuove leve, tra quanti fino a ieri dicevano di non tollerare questo stato di cose, è tale da aver consentito che questo orrore sia penetrato in ogni anfratto della moderna esistenza.
la garanzia (che poi il più delle volte è semplicemente una illusione) riguardo al fatto che il tutelare gli interessi della propria parrocchietta con i metodi più disonesti, possa perpetuare situazioni di vantaggio e privilegio nei confronti della massa,
ha determinato una frattura enorme tra chi vive (o vorrebbe vivere) una vita normale fatta di lavoro, famiglia, giusti sacrifici e meritati riposi, e quanti, invece, svenderebbero la madre ai beduini, figurarsi i propri principi, pur di continuare a far parte di quella collettività ristretta la cui esistenza, perpetrata per mezzo dell’omertà, della cooptazione, della corruzione, consente a costoro di vivere al di sopra di quanto impegno e capacità effettive gli permetterebbero.
Tutto questo lo sapevamo: che l’Italia non sia mai riuscita a staccarsi da una mentalità feudale dove il ruolo del signorotto è ricoperto, a seconda dei casi, dalla mezza tacca calatasi in politica, dall’uomo d’ordine, dal prelato affarista,
non è una novità.
Ma allora ci si chiede come mai questa mentalità mafiosa sia penetrata tanto a fondo che, oramai, anche quando andiamo ad una riunione di condominio abbiamo la sensazione che di quindici presenti, ce ne siano sempre tre o quattro che la sanno lunga e che, in un modo o nell’altro faranno ricadere sugli altri gli oneri svaligiando questo semplice quanto inevitabile consesso di eventuali onori.
Ai sociologi ed agli storici una risposta che abbia la pretesa di spiegare compiutamente l’accaduto; agli indovini l’azzardo di indicare a cosa tutto questo ci porterà!
Ma la sensazione è che, in principio, abbiano fatto di tutto per distrarci, per convincerci che l’importante, per vivere bene, fosse avere, possedere, utilizzare e potersi permettere di gettare;
una volta, poi, che questa forma di raggiro è entrata nelle nostre menti, mediante una apparente distribuzione di benessere che assolutamente non ci potevamo permettere,
si è arrivati al punto in cui è chiaro a tutti come questo psicofarmaco collettivo, che ci ha confinati laddove non si riesce più ad intravedere ciò che realmente desideriamo e che è nostro diritto ottenere (cioè il bene COMUNE), non può essere somministrato oltre:
soprattutto perché da stato predatore siamo oramai divenuti stato quotidianamente depredato.
Ed allora entra in gioco la PAURA:
fare paura a tutti perché, portandoci a pensare che il nostro vicino, che chi non fa parte del nostro stesso gruppo di interessi, che il diverso rappresenti il pericolo da rifuggire, ci privano della nostra unica speranza.
Spezzando il sottile filo della solidarietà, precludendo alle genti il privilegio di poter ascoltare chi ha già imparato la lezione o, più spesso, possiede ancora una semplicità ed una purezza che gli fa rigettare questa isteria collettiva,
contribuisce al protrarsi dei privilegi appannaggio delle categorie che questa PAURA contribuiscono ad alimentare e diffondere.
E a nostro modesto avviso gli untori non sono solo quanti, in barba a nostro diritto di sapere ed essere informati, detengono il controllo dell’istruzione o della propaganda;
il danno forse più grave è operato da parte di quanti (tanti) perpetuano questi metodi al fine di conservare un piccolo, minuscolo vantaggio rispetto ai propri consimili, avvelenano i pozzi con comportamenti siffatti, facendo finta di non sapere che il costo del bicchiere d’acqua fraudolentemente estratto comporta il progressivo pregiudizio della falda che, domani, avrebbe dovuto dissetare tutti, avvelenatore incluso.
Ma la paura è tale che il singolo uomo, cui sia data l’opportunità di saltare la fila, di sottrarre la propria spalla al peso del giogo collettivo, non se ne cura, tanto è assillato dall’ansia di dover rinunciare, lui e di suoi cari, a qualcuno degli ammennicoli e delle tante stupidaggini il cui possesso lo illude di poter riempire vuoti molto più ampi.
Forse la nostra più grande fortuna, in questo momento, non è quella di vivere su di una bella spiaggia, di vedere la pousada che lavora bene, di frequentare gente allegra e spensierata in quanto in vacanza: la nostra più grande fortuna è quella di aver ritrovato la fiducia, di aver avuto la prova che, con tutte le difficoltà del caso (che,lo ripetiamo, non sono né poche né da poco), dandosi da fare e, quali che siano i quotidiani segni di senso contrario, riponendo fiducia nel proprio prossimo, si può riacquistare la serenità e scacciare la paura.
Basta guardare alle cose per come le sentiamo: e allora apparirà evidente che spesso chi ha più di noi (e magari lo ha ottenuto in maniera fraudolenta) vive nel terrore che ciò gli venga a propria volta sottratto; che il rinunciare a sedere ad un qualche tavolo ci consente di andare a letto sereni; che chi, invece, calpesta gli altri pur di soddisfare questa ansia di fuga dalla propria misera realtà, non sta meglio e non va invidiato, ha semplicemente rinnovato la propria polizza di fedeltà all’essere infelice e solo.
Quando ne saremo capaci sapremo anche sbugiardare i nostri quotidiani sopraffattori, con poche parole e con le convinzioni della nostra serenità urleremo che il re è nudo e che chi, con questo comportamento stupido oltre che inutile, scava la fossa in cui oggi sprofonda la collettività, merita unicamente la nostra indignazione ed il discredito sociale che ne deriva, unico vero deterrente al compimento di qualsiasi nefandezza, di valenza penale come etica.
Resistete e unitevi,
non ascoltate le sciocchezze con cui ci bombarda la propaganda e, soprattutto,
non abbiate paura:
fareste il loro gioco.
Un abbraccio a tutti,
in particolar modo a quanti,
per colpa di questo meccanismo bastardo e sanguisuga,
si vedono privati del proprio lavoro o vedono salire il prezzo del loro mutuo;
a quanti, come la nostra cara amica Lindaura ed i suoi figli, rischiano di pagare il prezzo di questo terrore collettivo a causa del color ebano della propria pelle;
a quanti, come i nostri amici vicentini Andrea e Sabrina, viene negata a suon di manganellate la possibilità di decidere sul futuro della propria comunità o anche solo di esprimere una opinione al riguardo.
Non abbiate paura.
E.

27/09/2008

Sogni di inizio primavera







E torniamo a scriverVi,

con tanta voglia di farlo…
I nostri pensieri volano veloci,

alleggeriti dal diradarsi delle nubi che hanno accompagnato questo frettoloso, ed ancora incompiuto cambio di stagione…
Il Morro,

come ad oggi non lo conosciamo,

si sta spogliando in fretta dei suoi abiti invernali e anche gli ultimi bar riaprono dopo mesi di riforme pazientemente operate con i lenti ritmi del lavoro ai tropici.
Anche noi,

nel nostro piccolo,

abbiamo affrontato i primi interventi di un certo impegno constatando piacevolmente come un fastidioso imprevisto che,

in tempi non troppo distanti e, per poco, non ancora una volta,

si sarebbe perfettamente potuto prestare ad un eccessivo nervosismo ed a scatti d’ira,
si sia rivelato,
invece,
la migliore occasione per osservarsi alle prese con il tipico contrattempo fisiologico a questo lavoro,
e per di più fianco a fianco con simpatici uomini e ragazzi del posto,
tutti “immersi” nella risoluzione dello stesso problema.
Una sorta di prova antincendio,
o di falso allarme tipo quelli che si fanno la prima sera sulle navi da crociera.
Solo che qui la merda di cui traboccavano i chiusini era vera,
ed a qualcuno potevamo ricordare, piuttosto, l’allegra orchestrina del Titanic,
riuscendo a gustarci allegramente ed impassibilmente anche quei 4 giorni passati tra tubi, chiusini, pompe idrauliche e calce…mentre il vascello appariva inabissarsi nelle “sabbie” mobili sottostanti il suo pesante ed ingolfato scafo.
Il tutto si è concluso con una bella parmigiana di melanzane e “presunto” locale,
sfornato da Giancarla alle 10 dell’ultima sera di lavori e rilassamente ingurgitata da noi due,
il buon Gustavo ed Everaldo,
cui alcuni alludono quale il mago dell’idraulica isolana e che,
presentatosi con una spavalda proposta concernente il riconoscimento di un pasciuto compenso a fronte della riuscita dell’intervento
(data dunque per scontata),
ha dovuto scendere a più miti consigli una volta constatata la impossibilità sua,
della pompa ad immersione da 2 KW, degli alambicchi e del tank,
di stappare le arteriosclerotiche tubature che corrono sotto la pelle della nostra pousada non più ragazzina!
E così noi altri,
novelli Homer Simpson di Buddista tempra nell’affrontare siffatti lavori,
abbiamo fatto la nostra parte (alludo soprattutto alla parmigiana) e,
tra un racconto di cantiere ed una birra a fine giornata,
ci siamo sentiti,
in qualche forma,
un po’ più parte della comunità locale ed un pizzico più brasiliani.
Naturalmente non credo ci sia bisogno di suggerire che,
in un villaggio iperturistico,
ma dove non ci sono neanche le strade figurarsi gli smorzi,
possano accadere cose del tipo andare ad affittare la pompa con un viaggio di un ora e un quarto di 4x4 all’interno del mato,
dal cugino di un tale che conosceva Everaldo;
per il tank è stato più semplice,
è bastato convincere un intraprendente residente locale a concederci in uso il proprio serbatoio dell’acqua ed a rimuoverlo con scale e funi dal tetto di casa,
provvedendo preventivamente a svuotarlo ed allagando dunque la stradina di sabbia dove tutti noi abitiamo con grande gioia degli infradecenni accorsi numerosi;
non ultimo imponendo l’astinenza igienica ai propri coinquilini e/o familiari a cambio della onesta somma di una ventina di vecchi euri giornalieri che
ci si augura (ma non ci giureremmo)
siano stati destinati solo in piccola parte all’immediata traduzione in liquore nazionale di infima qualità ed alto tasso alcolemico,
meglio nota come “cachaça”.
Tra le simpatiche visite di gradevoli coppie di viaggiatori, quali Maurizio e Monica, Jeff e Ciara, le nostre Priscilla e Daria e tanti ancora,
e gettato alle spalle un piccolo quanto istruttivo episodio alla “Cape Fear”,
potiamo i rami e gli eccessivi getti di palmette, piante fiorite e rampicanti vari che adornano la nostra locanda,
lucidiamo le placche ed oliamo i legni che la incorniciano e sostentano ,
per farci trovare pronti all’ondata di placido tepore che,
con il quietarsi degli eventi e lo sfoltire delle piogge,
avvolgerà di brillante limpidezza gli scorci di questa briciola di Brasile.
Rivolgendo un pensiero a casa, a tutti i mostriciattoli urlanti che stanno per venire a farci compagnia ed al mondo che troveranno,
non possiamo che abbracciare forte gli amici Andrea e Sabina che a Vicenza,
insieme a persone che non facciamo fatica ad immaginare semplici ed educate come questa unita coppia di viaggiatori,
protestano pacificamente per la costruzione di una enorme base militare in piena città,
semplicemente perché si rifletta sull’inutile quanto pericoloso scempio che si sta per compiere e chiedendo che sia lasciata al popolo la scelta sull’utilizzo del proprio territorio,
e vengono pesantemente bastonati dalle forze dell’ordine oramai a tutto asservite fuorché alla legge.
Una serata del genere non poteva che essere sospinta dalla colonna sonora di “In to the wild” e dallo stesso Eddie Vedder che,
con la cover di quella unica grande “Redemption Song” che,
anche da queste parti e nel nostro microscopico,
ci azzardiamo ogni tanto a gridare alla luna,
omaggia il sommo poeta del reggae e non solo.
Sogni d’oro a tutti quanti.

Morro De Sao Paulo, Bahia, 27.09.08.